Anno: 2014
Regia: Ridley Scott
Cast: Christian Bale, Joel Edgerton, Aaron Paul, John Turturro, Ben Kingsley, Sigourney Weaver
Strana carriera quella di Sir Ridley Scott. Il regista inglese ha esordito con un botto clamoroso a fine anni '70, con il cult I duellanti prima e un caposaldo della fantascienza moderna come Alien poi. Nel 1982 Scott ha poi girato quello che, a detta di scrive, è il suo capolavoro: Blade Runner, uno splendido noir sci-fi tratto dal racconto di Philip K. Dick che influenza ancora oggi il cinema fantascientifico.
Dagli anni '80 agli anni 2000 il buon Ridley è andato avanti tra (pochi) alti e (molti) bassi, sia a livello qualitativo che commerciale. Nonostante la rinascita con Il Gladiatore, Scott non si è ripreso completamente pur girando qualche ottima pellicola come Black Hawk Down e American Ganster. Spesso, soprattutto negli ultimi anni, il regista si è limitato al "compitino": lavori sufficienti, da onesto mestierante, che però non ci si aspetta da un (ex?) visionario come Scott.
Ed Exodus, purtroppo, appartiene a questo categoria.
Scott propone l'ennesima trasposizione cinematografica del Libro dell'Esodo presentando subito un Mosè adulto a fianco del fratello acquisito Ramses II, figlio del faraone Seti.
In mezzo a una scenografia che ricrea piuttosto bene l'antico Egitto, la parte iniziale del film risulta essere piuttosto imbolsita tra dialoghi piatti e diversi attori poco in parte. In primis, Joel Edgerton, nonostante abbia indubbie qualità, non riesce a dare il giusto spessore a un personaggio a Ramses. L'intento di Scott è sicuramente quello di far risaltare il confronto con il ben più deciso Mosè (apprezzato anche da Seti), ma questa mancanza di profondità in Ramses si farà sentire soprattutto quando questi compirà le azioni spietati nella fase finale del film.
Il resto del cast viene utilizzato pochissimo nonostante l'ampio talento a disposizione, da Aaron Paul (yeah bitch) a Ben Kinglsey, passando per John Turturro (inguardabile con testa rasata e trucco) e Sigourney Weaver (che appare in mezza scena).
Tutti questi fattori contribuiscono a una prima metà di film a dir poco claudicante, con un ritmo lento che non contribuisce per nulla a rendere la giusta ed epica atmosfera che si addice a un racconto biblico.
Fortunatamente la situazione migliora nella seconda parte della pellicola, quando Mosè viene esiliato da Ramses dopo che questi ne ha scoperto le origini ebree. Bale è ottimo a dare al profetico protagonista una connotazione umana (e anche un po' badass), soprattutto durante il suo travagliato periodo nel deserto e poi nel villaggio in cui troverà moglie. Un'altro punto a favore del film è la rappresentazione di Dio che, accanto al canonico rovo incendiato, appare come un bambino: una scelta convincente, che ci mostra la divinità con un tono quasi capriccioso e vendicativo (in linea con le piaghe con cui punirà gli egiziani).
Mosè, dopo l'incontro con Dio, torna dunque in Egitto e negozia con Ramses la liberazione degli ebrei. Ma il faraone è ovviamente inamovibile. Per fargli cambiare idea ci vorranno una sanguinaria rivolta degli ebrei e le terribili piaghe, rappresentate in modo piuttosto violento e convincente (oltre ad avere una sorta di spiegazione scientifica).
Le sequenze finali del film vedono gli egiziani, guidati da un Ramses pentitosi di aver liberato gli Ebrei, all'inseguimento degli ex schiavi. Arriva dunque l'immancabile divisione del Mar Rosso (in questo caso meno convincente con l'uso di CGI), che salva gli Ebrei e distrugge l'armata del faraone. Inizia così la lunghissima peregrinazione attraverso il deserto del Sinai, fino alla Terra Promessa.
Dalla spiegazione delle piaghe e della divisone delle acqua (causata da uno tsunami) è evidente l'impostazione quasi-agnostica di Scott. Un approccio interessante, così come l'abbastanza convincente seconda parte del film, che però non bastano a riscattare un kolossal biblico troppo scialbo per durare ben 150 minuti.
Si tratta (purtroppo) dell'ennesimo capitolo dello Scott moderno, senza il giusto mordente e non in grado di appassionare.
Ridley, sappiamo che puoi fare di meglio. The Martian, uscito quest'anno, è lì a dimostrarlo. La speranza è che nei prossimi (annunciati) sequel di Prometheus il regista confermi di aver definitivamente trovato l'antica verve.
La dedica finale è al fratello Tony Scott, che si è tragicamente tolto la vita nel 2012.
Voto: 5,5
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